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Il Lacryma Christi è vino storico, vino dal passato glorioso intorno al quale però resta sempre l'alone di un vino "vecchio", un vino fine a se stesso da vendere ai turisti, e questo ha appannato un pò la sua immagine. Per fortuna, negli ultimi anni, l'opera caparbia ed orgogliosa di alcune nuove aziende sta dando nuovo slancio al Lacryma Christi e a tutta la denominazione Vesuvio, tra le più interessanti della Campania. Tra queste è sicuramente da annoverare l'Azienda Agricola "Giacomo Ascione", proprietaria del marchio "Vigna delle Ginestre", nuova realtà a conduzione familiare che ha l'obiettivo di riportare il vino del Vesuvio alla fama leggendaria e ai riconoscimenti che lo hanno caratterizzato storicamente.
Il nome "Vigna delle Ginestre" richiama alla mente la famosa poesia di Giacomo Leopardi ed il fiore diffuso nell'areale vesuviano; infatti, la vigna storica dell'azienda sorge proprio alle spalle della villa che ospitò il poeta nella prima metà del '800. Successivamente, a questi due ettari vitati di proprietà se ne sono aggiunti altri, sempre caratterizzati dalla presenza di suoli vulcanici dove le viti sono coltivate a "piede franco".

Il Lacryma Christi del Vesuvio Bianco DOP 2015 Vigna delle Ginestre, ottenuto da uve Coda di Volpe per l'85% e Greco per il restante 15%, matura in solo acciaio. Si presenta con un vivace e luminoso colore giallo paglierino. Al naso è fruttato, ecco quindi delicate e fragranti note di frutta a polpa gialla, pesca ma anche mandarino, e floreale con un intenso profumo di ginestre vesuviane. Ma dopo qualche minuto di permanenza nel bicchiere ecco emergere sentori erbacei di macchia mediterranea, erbe aromatiche mentuccia in particolare, tutto su un fondo sulfureo. Il sorso è tondo, morbido e piacevole; vino di buon corpo, caratterizzato da una vitale sapidità, da una notevole persistenza e da un invidiabile equilibrio.

Pubblicato in Degustazioni
Venerdì, 25 Ottobre 2013 17:12

Katà di Cantine Olivella

Buoni vini campani sotto i 10 euro...
Il vino che vi suggerisco è una Catalanesca del Vesuvio. Si tratta del vino  Katà di Cantine Olivella.
Come già detto, si tratta di un vino ottenuto da uve Catalanesca al 100%. Si presenta con un limpido colore giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso è fine, complesso ed abbastanza intenso. Si susseguono sentori di polpa di frutta bianca e di fiori gialli; presente anche una nota minerale. In bocca è abbastanza fine, caldo, abbastanza fresco e sapido. Buono il frutto ed in finale torna la nota minerale già presente all’olfatto.

 

Mercoledì, 10 Luglio 2013 12:46

Polipetti veraci in casseruola

Oggi fa molto caldo e non mi andava proprio di accendere i fornelli…Ma poi, passando in pescheria, ho visto dei fantastici polipetti veraci e non ho saputo resistere. Li ho comprati ed ho deciso di cucinarli in casseruola con i pomodori. Ecco la ricetta:

Ingredienti per 2 persone

4 polipetti veraci di media grandezza (circa 800 gr.)

1 cipolla

30 gr. di capperi

100 gr. di olive nere

300 gr. di pomodori maturi

Olio extra vergine d’oliva

Peperoncino

Prezzemolo

Sale

1 bicchiere di vino bianco secco

1 bicchiere d’acqua

4 fette di pane tostato

Pubblicato in Ricette
Lunedì, 22 Ottobre 2012 08:59

WINE DAY 2012

Villa Egea, bellissima dimora immersa nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, ospiterà domenica 28 ottobre 2012 la prima edizione del "Wine Day", Festa dell'Uva e del Vino organizzata dall'Associazione culturale "Hobbisti Millemani". Tante le manifestazioni gratuite in programma, per enoappassionati e non. Sarà possibile degustare vini e prodotti del territorio nei punti degustazione; saranno proposti piatti tipici, originali ed appetitosi; abili chef

saranno impegnati in divertenti show cooking, durante i quali saranno presentati piatti abbinati a vini del territorio; incontri tematici e tante altre iniziative animeranno dalle ore 10 alle ore 22 ogni singolo momento della festa.
Tra gli appuntamenti enogastronomici da non perdere alle ore 18 la presentazione del libro "Bar Gourmet", scritto da Giovanni Avolio e Michele Tamburrino e edito da Malvarosa Edizioni.

 

Pubblicato in Comunicati
Martedì, 31 Gennaio 2012 11:30

Napoli

Tra Vesuvio, Campi Flegrei e le isole di Ischia e Procida ci sono condizioni uniche con particolari caratteristiche del terreno, determinate dal substrato di sedimenti piroclastici alternati a terreni calcarei. Il clima è temperato, soleggiato e spesso ventilato (la qual cosa previene l’uva dalle malattie fungine) grazie alla presenza del mare. I terreni vulcanici, ricchi di “scheletro”, ossia pietre, favorendo il drenaggio, hanno evitato che la fillossera distruggesse la viticoltura dell’area, così che buona parte delle colture sono ancora su piede franco. Oggi nei Campi Flegrei la regina del vigneto è la falanghina che, diversamente da quella beneventana è più sapida, con una diversa complessità aromatica e sentori minerali. E' il vino oggi più noto e diffuso della Campania. Prodotto da decine di aziende, stenta a trovare un'identità precisa ma è tuttavia molto amato dal consumatore anche perché mantiene un rapporto qualità-prezzo molto interessante. Ha nel Casertano (alla base del Falerno bianco) caratteristiche di sapidità e serbevolezza, nel Beneventano (doc Sant’Agata de’ Goti, Solopaca, Guardiolo, Taburno), di morbidezza e struttura mentre nei Campi Flegrei è più fresca e minerale. Ma la falanghina dei Campi Flegrei (da qualche anno doc), coltivata nei luoghi della prima colonia ellenica, è certo la più antica: i contadini ancora l'allevano alla maniera greca classica, ossia con una selva di pali (le falangae, appunto, da cui il nome) nel vigneto, mentre le moderne colture di qualità prediligono il guyot.
Nell’area flegrea, il vino rosso viene invece perlopiù dal piedirosso, localmente detto per’’e palummo (piede di colombo), altro vitigno di origine greca considerato oggi “migliorativo” e utilizzato soprattutto per ammorbidire l’aglianico.
Il vino più famoso del Vesuvio, è invece il Lacryma Christi bianco, rosato e rosso Decantato già a partire dal ‘500, deve gran parte della sua fama alla versione dolce anche se il Lacryma Christi (sottozona della doc Vesuvio) in versione secca è un vino molto piacevole e “beverino”. Il bianco è un uvaggio di coda di volpe, falanghina, verdeca e greco, con una struttura e una gradazione alcolica leggermente superiori al rosso: presenta al naso aromi fruttati e tendenti al minerale. Il rosso è a base di piedirosso e sciascinoso: colore scarico e poca struttura lo rendono un vino di pronta beva, senza grandi pretese.
In penisola sorrentina. Falanghina e biancolella sono alla base dei bianchi cui si aggiungono vitigni tradizionali come ginestra, pepella e fenile mentre i rossi nascono da piedirosso, sciascinoso e, in qualche caso, aglianico. Nelle zone interne troviamo, negli omonimi paesi, Gragnano e Lettere: vini leggeri, frizzantini, con leggero residuo zuccherino.
Ad Ischia, si producono ottimi vini da antichi vitigni autoctoni, biancolella, forastera, per’’e palummo, guernaccia, arilla. Un tempo serbatoio di vini da taglio per tutta l’Europa, è stata tra le prime aree in Campania a puntare sull’alta qualità nonostante l’enorme difficoltà della coltivazione. Il vino biancolella, di colore paglierino, è armonico, di media struttura, al sapore lievemente ammandorlato con sentori minerali: regge bene anche ad un medio affinamento in bottiglia. Meno pregiato il forastera, di pronta beva. Il per’’e palummo, nome dialettale del piedirosso, è morbido, armonico, con una buona acidità che si può trovare anche in uvaggio con la guernaccia, più strutturata e complessa.
Capri, invece, ha del tutto dimenticato la sua vocazione agricola e, col Capri doc, mantiene viva una piccola produzione a base di greco, falanghina e biancolella per i bianchi e di piedirosso per i rossi.

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Pubblicato in Campania

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