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Greco

Giovedì, 24 Gennaio 2013 12:30

Vitigno GrecoIl vitigno Greco proviene, come lascia intendere il nome, con tutta probabilità dalla Grecia. Originario della Tessaglia, fu importato in Campania dai Pelasgi, che ne diffusero la coltivazione prima nella provincia di Napoli e successivamente in alcune zone della provincia di Avellino, in particolare Tufo, il cui terreno ricco di zolfo ed altri minerali risultò adatto alla coltivazione di tale vitigno.

Possiamo tranquillamente affermare che il vino più noto fatto con questa varietà, è il Greco di Tufo la cui zona di produzione si trova a nord di Avellino intorno al comune di Tufo.

Il Greco è un vitigno a bacca bianca molto antico, senza alcun dubbio il più antico vitigno del territorio avellinese, già diffuso all’epoca dell'impero romano.

Gli acini sono medi o piccoli, sferoidali, la buccia pruinosa presenta un colore verde giallastro o grigio ambrato a seconda dell'esposizione solare. La foglia è piccola, e ha cinque lobi; il grappolo è grande e allungato, alato e molto compatto. Matura generalmente nel mese di ottobre

Zona di produzione del Greco di Tufo: intero territorio dei comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni, tutti in provincia di Avellino.

Dal punto di vista organolettico, in linea generale, il vino si presenta con un colore giallo paglierino o dorato; odore intenso, fruttato di pesca, leggero ma persistente sentore di mandorla amara e fine; sapore secco, caldo, abbastanza morbido ed equilibrato, di corpo. Ottimo l’abbinamento con piatti a base di pesce.

Al Greco di Tufo da luglio 2003 è stato conferito l'ambito riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

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Avellino

Martedì, 31 Gennaio 2012 11:30

L’Irpinia è la patria dei più grandi vini della regione, innanzitutto il Taurasi, prima docg della Campania, successivamente affiancata da due immensi bianchi, il Fiano e il Greco, e, recentemente, dall'aglianico del Taburno.

Dall’aglianico coltivato sulle zolle calcaree, pietrose e argillose nell’area dell’antico borgo di Taurasi, allevato perlopiù a spalliera bassa, dopo tre anni di invecchiamento necessari a domare tannini ribelli e impetuosi, nasce il Taurasi, vino complesso, concentrato, elegante e dalla personalità affascinante ed unica. Vino difficile, ostico che, se non vinificato con attenzione, stenta all'inizio a dare il meglio di sè. Ma, superate le difficoltà iniziali, una volta smussati gli angoli delle giovanili sensazioni gustative di asprezza e astringenza, ecco che ci troviamo di fronte un vino infinitamente grande, fra quelli campani, il vino più affascinante e di spessore.
Dall'aglianico, a seconda del terroir, nascono vini diversi ma tutti caratterizzati da un'austera muscolosità che culminano proprio nel Taurasi, un vino robusto ma che non è mai eccessivo. Nella sua espressione più alta, è infatti elegante, con una buona dose di tannini derivanti dal suolo calcareo, ma morbidi e avvolgenti, con un buon frutto e forti sentori di spezie già a pochi mesi dalla vendemmia. Ha notevole capacità d'invecchiamento, anche oltre i dieci anni, e con l'evoluzione raggiunge aromi complessi di liquerizia, sottobosco e caffé.
Eccezionali anche i bianchi irpini, greco di Tufo e fiano, forti, concentrati e profumati, di grande serbevolezza. Il greco di Tufo, vitigno ellenico, fa parte della famiglia delle uve greche presenti, con vari nomi, un po' in tutt'Italia. Grazie ad un terroir particolare, Tufo era ricco di miniere di zolfo, che restituisce a quest'uva, e al vino, profumi e caratteristiche molto peculiari, qui si ottiene un prodotto molto particolare. Rispetto al cugino fiano ha minori profumi ed è più nervoso e difficile da interpretare. Il fiano inizialmente veniva coltivato per ottenere un vino dolce. E, forse, proprio per questo il fiano è stato per anni poco conosciuto e apprezzato, per essere poi riscoperto solo da quando si è iniziato a vinificarlo secco. Vitigno tipico dell’area irpina, da qualche anno sta dando grandi risultati, in struttura e profumi, anche nel Cilento. Si tratta certamente di uno dei vini più eleganti del Sud: basse rese naturali, grandi estratti secchi, il fiano è complesso, strutturato, con profumi di frutta matura, anche tropicale, di fiori gialli e sentori di nocciola.

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I principali vitigni in Campania

Lunedì, 30 Gennaio 2012 15:40

Tra le varietà autoctone campane che riescono ad esprimere i vini di maggiore livello qualitativo sicuramente bisogna elencare il Piedirosso, la Falanghina, la Coda di Volpe, il Fiano e il Greco.

Il Piedirosso è un vitigno a bacca rossa che deve il suo nome ai suoi "piedi rossi" ovvero ai suoi raspi che, nella fase di avanzata maturazione dei grappoli, assumono un caratteristico coloro rosso (in dialetto viene chiamato Pèr ‘e Palummo, cioè "piede del palombo", per via del terminale del raspo simile alla zampa del piccione). E' un vitigno da sempre utilizzato negli uvaggi ma vinificato da solo ha dimostrato di poter produrre vini dalla spiccata personalità gusto-olfattiva, offrendo ottimi risultati anche in surmaturazione.

La Falanghina è un vitigno a bacca bianca di origine greca. La sua maturazione tardiva consente ai produttori di modulare a proprio piacimento il periodo della raccolta, spesso in epoca di surmaturazione, in modo da ottenere profili di acidità e alcool coerenti con la propria idea di piacevolezza dei prodotti. E' a questo che si deve l'enorme differenza qualitativa delle numerose etichette presenti oggi sul mercato nonché ad un enorme successo di vendite che ha spinto i produttori ad aumentare le rese e a produrre dei vini di basso spessore qualitativo.

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