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Raffaele Moccia è ritenuto, a ragione, un grande maestro del piedirosso perché è stato tra i primi a capire come meglio trattare questo difficile vitigno. È grazie a persone come Raffaele che il piedirosso sta vivendo una nuova stagione in cui, per fortuna, non c'è più spazio per le "tipiche puzzette" e diventa, vivaddio, sempre più facile imbattersi in vini nobili ed eleganti. Quella dell'azienda Agnanum può tranquillamente essere annoverata nell'ambito della "viticultura eroica" italiana. Infatti, i circa quattro ettari di vigneto dell'azienda, si trovano all'interno del cratere degli Astroni; la vigna è allevata sopra stretti terrazzamenti ricavati su un terreno scosceso e sabbioso. Siamo ad Agnano, zona di produzione della doc Campi Flegrei appartenente al comune di Napoli.

Affinato in acciaio, il Piedirosso dei Campi Flegrei DOC 2013 di Agnanum è un vino sontuoso. Il colore è rosso rubino-porpora vivo, il naso, potente ed elegante, è vinoso, sa di piccoli frutti rossi, di amarena e ancora di note speziate,leggermente pepato, di erbe e di fiori; il sorso è succoso e corposo, fresco e sapido, vellutato e beverino, e la corrispondenza gusto-olfattiva totale. Un gran bel vino, piacevolissimo dal primo all'ultimo sorso.

 

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Siamo nei Campi Flegrei e precisamente tra Monteruscello e Licola nel comune di Pozzuoli. È qui che si estendono i pochi ettari di vigneto di questa piccola grande realtà dell'enologia flegrea. Ma veniamo al vino. Colore giallo paglierino carico e brillante; al naso note fresche di agrumi e fiori gialli, seguite da delicate nuances di erbe aromatiche ed elegante sentore di miele; il sorso, pulito e ben equilibrato, mostra una freschezza ancora ben presente ma amalgamata al corpo del vino; tornano le sensazioni fruttate e le note dolci del miele; segue una nota marina sapida che allunga il finale persistente e piacevole. Insomma la Falanghina 2013 di Contrada Salandra è una vera e propria chicca, un vino che spariglia le carte, che sovverte il sentimento comune sviluppatosi intorno a questo vitigno.

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Buoni vini campani sotto i 10 euro...

Piedirosso Campi Flegrei DOP 2013 delle Cantine Astroni Linea Tradizione. Cantine Astroni, azienda vitivinicola tra le più antiche della Campania, ha sede al confine tra Napoli e Pozzuoli, nel cuore dei Campi Flegrei sulle pendici del Cratere Astroni, oasi del WWF.

All’analisi sensoriale il vino, ottenuto dalla vinificazione di uve piedirosso, si presenta di colore rosso rubino con riflessi violacei, al naso dominano inizialmente note tostate ed affumicate seguite da quelle di piccoli frutti rossi selvatici che emergono successivamente e che vanno a completare il bouquet. In bocca è secco, abbastanza caldo, fresco, abbastanza persistente. Complessivamente un vino dal sorso piacevole da bere giovane.

 

Malazè 2014

Martedì, 02 Settembre 2014 00:00

Dal 6 al 16 settembre 2014 la IX edizione di Malazè. 

Malazè è l’evento ArcheoEnoGastronomico dei Campi Flegrei.

Informazioni su www.malaze.org

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Buoni vini campani sotto i 10 euro...

Certo non potevano mancare, in questa nostra rubrica, riferimenti ai vini dell'azienda di Quarto, da sempre impegnata nella valorizzazione delle più importanti zone di produzione vitivinicola della nostra regione.  

Qui ci riferiamo al Piedirosso dei Campi Flegrei DOC Grotta del Sole, vino rosso ottenuto dalla vinificazione di uve Piedirosso al 100%.

Si presenta di colore rosso rubino porpora, quasi impenetrabile. Al naso, molto denso, si distinguono note fruttate, floreali e speziate. Ecco, quindi, riconoscimenti di prugna rossa, viola passita e spezie dolci. Il sorso è gradevole, secco, quasi asciutto, morbido, appena caldo. Il frutto è integro ed in chiusura di bocca, piacevole ritorno balsamico.

 

Piedirosso (Per' e palummo)

Lunedì, 29 Ottobre 2012 17:43

PiedirossoDopo l’Aglianico il Piedirosso è il vitigno autoctono a frutto rosso più diffuso in Campania. La sua zona di coltivazione principale sono i Campi Flegrei, dove rappresenta il vitigno a bacca nera prevalente.

Il suo nome dialettale, Per’ e palummo, deriva da una peculiarità morfologica del rachide: il colore rosso dei pedicelli degli acini che ricorda la tinta della zampa dei colombi. Il Piedirosso ha origini antichissime ed era già noto ai tempi della Campania felix di Orazio e viene decantatato nel Naturalis Historiae di Plinio.

Il piedirosso è un vitigno molto vigoroso dalla produzione non eccessiva. Nei diversi areali viticoli era allevato tradizionalmente con forme espanse, vista la sua elevata produzione di legno. In molte zone dell’area vesuviana, in particolar modo a Terzigno, è tuttora allevato da alcuni produttori in un modo che è definito ‘a pratese’: le viti sono legate tra di loro in forma bassa e con l’uso di pochi pali di sostegno, questo porta a formare un nutrito “labirinto” di tralci fra i quali risulta a volte difficile muoversi. D’altra parte, mostra anche un buon adattamento all’allevamento a spalliera, con potature piuttosto generose che consentano alla pianta di raggiungere un discreto equilibrio vegeto-produttivo.

Il Piedirosso , indenne alla filossera, è a “piede franco” uno dei pochi casi nella nostra penisola. La sua naturale resistenza all’oidio e alla botrytis, fa si che questo vitigno ben risponda alla coltivazione con metodo biologico.

La raccolta dell’uva è effettuata nel periodo che intercorre tra la prima e la seconda decade di ottobre, a seconda della zona produttiva. Il mosto che ne deriva presenta un elevato grado zuccherino, mentre l’acidità si attesta su valori medi. Il vino che si ottiene ha carattere fine ed elegante, con profumi di fiori rossi e frutta matura.

Il vitigno Piedirosso si trova vinificato in purezza, oppure, sfruttando le sue caratteristiche di finezza; in uvaggio con altri vitigni locali quali l'Aglianico o lo Sciascinoso nei quali viene usato come elemento migliorativo ed attenuante.

Riepilogo caratteristiche Piedirosso

Colore bacca: Nera

Caratteristiche varietali: Il vitigno Piedirosso ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, orbicolare, tri o pentalobata
  • Grappolo: medio, medio-grande, tozzo, tronco-piramidale, con due ali, spargolo, con peduncolo e raspo di colore rossastro
  • Acino: medio-grande, sferoidale Buccia: spessa, pruinosa, di colore rosso-violaceo

Caratteristiche produzione: Il vitigno Piedirosso ha buona vigoria, maturazione medio-precoce, produzione abbondante e regolare.

Caratteristiche vino: Il vitigno Piedirosso dà un vino di colore rosso rubino intenso, al naso è fruttato con note di violetta, ricco di corpo, lievemente tannico.

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Falanghina

Giovedì, 20 Settembre 2012 15:02

Grappolo falanghinaLa Falanghina è una varietà molto antica, le cui origini sono abbastanza misteriose, ma con buona certezza possiamo ritenere che fosse coltivata già ai tempi dei Romani.

Attualmente viene coltivata nella zona a nord di Napoli, nei Campi Flegrei, e nel Sannio. Dimenticata per lungo tempo, è stata riscoperta con successo negli ultimi due decenni, tanto da divenire, in pochi anni, un sinonimo di qualità ed un vanto per l’enologia della Campania. Il suo nome deriva probabilmente dal greco falangos, mutuato poi dai Latini in phalange in riferimento al significato di legata ad un palo. Infatti, sembrerebbe che, avendo questa varietà di vite portamento espanso, tradizionalmente veniva legata a pali di sostegno detti "falanga", da cui Falanghina, ossia "vite sorretta da pali".

Con l’abbandono dei sistemi di allevamento poco propensi alla qualità ma più adatti ad uve destinate alla distillazione, si è entrati nella storia moderna della Falanghina e del suo vino. I coltivatori, nel giro di pochi anni, hanno totalmente rivoluzionato i loro allevamenti adottando sistemi di potatura più rigidi e nuove tipologie di impianto, come quello a Guyot basso, portando la Falanghina alla sua massima espressione dal punto di vista qualitativo. Anche in cantina, i vinificatori, hanno lavorato tanto sulla qualità e la Falanghina è divenuta lentamente uno dei simboli dell'enologia italiana.

Si tratta di un vitigno a bacca bianca con grappoli a forma conica, con elevata densità e compattezza, e ben dotati di pruina. La foglia è media o piccola, cuneiforme, raramente orbicolare, trilobata e meno spesso pentalobata. Acino medio, sferoide, regolare con buccia spessa e consistente di colore grigio giallastro.

La pianta è vigorosa, e le sue rese sono nella media con punte che arrivano anche ad essere abbastanza elevate nelle annate favorevoli. Matura dalla seconda metà di settembre. È un'uva dotata di una buona fertilità, resistente alla peronospora e più sensibile allo oidio. Dotata di una buona concentrazione di zuccheri e di un'acidità media. Attualmente può essere categorizzata in due distinti cloni: il beneventano e il Flegreo. E' chiamata anche Fallanghina, Uva Falerna, Biancuzita, Falerno Veronese, Falanghina Verace.

La Falanghina produce vini intensi ed aromatici, con profondi profumi di frutta bianca, ananas, pesca, banana e mela che sfumano in un secondo naso floreale ed agrumato, tonificato da aromi di miele ed erba tagliata di fresco. Dopo due anni di maturazione entrano nel quadro olfattivo i profumi passiti e mentolati, i frutti bianchi secchi, le albicocche e l'anice, mentre la natura vulcanica di alcune zone conferisce sentori di selce.

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Napoli

Martedì, 31 Gennaio 2012 11:30

Tra Vesuvio, Campi Flegrei e le isole di Ischia e Procida ci sono condizioni uniche con particolari caratteristiche del terreno, determinate dal substrato di sedimenti piroclastici alternati a terreni calcarei. Il clima è temperato, soleggiato e spesso ventilato (la qual cosa previene l’uva dalle malattie fungine) grazie alla presenza del mare. I terreni vulcanici, ricchi di “scheletro”, ossia pietre, favorendo il drenaggio, hanno evitato che la fillossera distruggesse la viticoltura dell’area, così che buona parte delle colture sono ancora su piede franco. Oggi nei Campi Flegrei la regina del vigneto è la falanghina che, diversamente da quella beneventana è più sapida, con una diversa complessità aromatica e sentori minerali. E' il vino oggi più noto e diffuso della Campania. Prodotto da decine di aziende, stenta a trovare un'identità precisa ma è tuttavia molto amato dal consumatore anche perché mantiene un rapporto qualità-prezzo molto interessante. Ha nel Casertano (alla base del Falerno bianco) caratteristiche di sapidità e serbevolezza, nel Beneventano (doc Sant’Agata de’ Goti, Solopaca, Guardiolo, Taburno), di morbidezza e struttura mentre nei Campi Flegrei è più fresca e minerale. Ma la falanghina dei Campi Flegrei (da qualche anno doc), coltivata nei luoghi della prima colonia ellenica, è certo la più antica: i contadini ancora l'allevano alla maniera greca classica, ossia con una selva di pali (le falangae, appunto, da cui il nome) nel vigneto, mentre le moderne colture di qualità prediligono il guyot.
Nell’area flegrea, il vino rosso viene invece perlopiù dal piedirosso, localmente detto per’’e palummo (piede di colombo), altro vitigno di origine greca considerato oggi “migliorativo” e utilizzato soprattutto per ammorbidire l’aglianico.
Il vino più famoso del Vesuvio, è invece il Lacryma Christi bianco, rosato e rosso Decantato già a partire dal ‘500, deve gran parte della sua fama alla versione dolce anche se il Lacryma Christi (sottozona della doc Vesuvio) in versione secca è un vino molto piacevole e “beverino”. Il bianco è un uvaggio di coda di volpe, falanghina, verdeca e greco, con una struttura e una gradazione alcolica leggermente superiori al rosso: presenta al naso aromi fruttati e tendenti al minerale. Il rosso è a base di piedirosso e sciascinoso: colore scarico e poca struttura lo rendono un vino di pronta beva, senza grandi pretese.
In penisola sorrentina. Falanghina e biancolella sono alla base dei bianchi cui si aggiungono vitigni tradizionali come ginestra, pepella e fenile mentre i rossi nascono da piedirosso, sciascinoso e, in qualche caso, aglianico. Nelle zone interne troviamo, negli omonimi paesi, Gragnano e Lettere: vini leggeri, frizzantini, con leggero residuo zuccherino.
Ad Ischia, si producono ottimi vini da antichi vitigni autoctoni, biancolella, forastera, per’’e palummo, guernaccia, arilla. Un tempo serbatoio di vini da taglio per tutta l’Europa, è stata tra le prime aree in Campania a puntare sull’alta qualità nonostante l’enorme difficoltà della coltivazione. Il vino biancolella, di colore paglierino, è armonico, di media struttura, al sapore lievemente ammandorlato con sentori minerali: regge bene anche ad un medio affinamento in bottiglia. Meno pregiato il forastera, di pronta beva. Il per’’e palummo, nome dialettale del piedirosso, è morbido, armonico, con una buona acidità che si può trovare anche in uvaggio con la guernaccia, più strutturata e complessa.
Capri, invece, ha del tutto dimenticato la sua vocazione agricola e, col Capri doc, mantiene viva una piccola produzione a base di greco, falanghina e biancolella per i bianchi e di piedirosso per i rossi.

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