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Le Ortole Pallagrello Bianco IGT 2007 - Azienda Agricola Vestini Campagnano

Venerdì, 27 Aprile 2012 16:51 Scritto da 

Si tratta di una delle più interessanti interpretazioni di Pallagrello Bianco, vitigno autoctono dell'alto casertano. La Vestini Campagnano è da sempre impegnata nella valorizzazione di questo vitigno che produce uva sia a bacca bianca che a bacca nera. 

 

Scheda del vino

ZONA DI PRODUZIONE: Colline caiatine, in provincia di Caserta.

TERRENO: Argilloso

UVAGGIO: Pallagrello Bianco 100%

VINIFICAZIONE: Le uve vengono raccolte a maturazione avanzata. La fermentazione avviene  in barrique di rovere francese.

AFFINAMENTO: Almeno cinque mesi in legno a cui segue quello in bottiglia.

DATI ANALITICI MEDI: Grado alcolico svolto 13,5% vol

 

L'Azienda

L’Azienda Agricola Vestini Campagnano è sita in Caiazzo in zona collinare, alla frazione ‘SS Giovanni e Paolo’, di fronte al massiccio del Matese; essa lavora solo due vitigni, che oggi è difficile - se non impossibile - trovare al di fuori di quel territorio il quale era ed è definito “Terra di Lavoro” e che, attualmente costituisce per la quasi totalità la provincia di Caserta.

La Provincia di Caserta era, ai principi del 900, una delle province nella quale venivano riscontrati decine e decine di ‘vitigni’ tipici, la stragrande maggioranza dei quali è scomparsa, ed è in questo contesto, alla ricerca del meglio di quello che si era perduto e si stava perdendo, è cominciata la storia della ‘Vestini Campagnano’.
L'azienda nasce un pò per divertimento dalla passione di due amici avvocati, che, per distrarsi dalla loro attività professionale, avevano come hobby, quello di effettuare ricerche sulle tradizioni enogastronomiche della loro terra e di ‘fare il vino’ da sè a partire dalla coltivazione di una piccola vigna.
Unite le ‘forze’, cominciarono a vinificare il pallagrello: un antico vitigno, che si presentava sia a bacca bianca che a bacca nera e che ancora, pur se sempre in minori quantità, continuava ad essere coltivato sulle colline caiatine e sotto il Matese.
Si otteneva un vino bianco forte e dolce, tratto da quelle viti antiche (chiamate in dialetto ‘pallarell..’), che piaceva tanto e così anche il rosso (in zona definito ‘nero’) di struttura grossa e prepotente, carico di profumi e di sapori, ottimo per l’invecchiamento.
Continuando nella ricerca di storie e leggende, si imbatterono in un altro vitigno, pure coltivato solo in Provincia di Caserta, nella sua zona centrale, in comuni limitrofi a Caiazzo; si trattava del ‘casavecchia’.
Le minuscole produzioni per pochi intimi cominciarono a crescere. Il divertimento si era ormai trasformato in una piccola attività produttiva, per la quale ci si organizzò con una società la “Sviluppo Iniziative Agroindustriali s.r.l.”, nella quale si era associata, alla famiglia dell’avvocato Barletta, un altro nucleo familiare e cioè i Quaranta, e dalla quale si è allontanata la famiglia Mancini, quella dell’altro avvocato.

Vigneti e vitigni

IL PALLAGRELLO

 

Trattasi di un vitigno, il quale, come non molti, produce uva sia a bacca bianca che a bacca nera, con grappoli piccoli e compatti. Le sue zone di produzione esistevano solo nella provincia di “Terra di Lavoro” (oggi Provincia di Caserta) ed in particolare nelle zone alitane (comuni di Alife, Piedimonte Matese e qualche altro), caiatine (comune di Caiazzo e zone vicine) e nei comuni dell’alto casertano (Conca della Campania e zone limitrofe) ai confini con la provincia di Frosinone, laddove in alcuni comuni, quali Roccasecca, già facenti parte della antica ‘Terra di Lavoro’, pure si trovano tracce del pallagrello.
L’uva di questo vitigno, secondo alcuni autori, corrisponde all’uva conosciuta dai romani come pilleolata, che era anche usata per la produzione del Falerno, ed in molte zone essa viene coltivata ancora con il sistema antichissimo del ‘passo succi’ (un ‘tendone’ molto alto e largo, tale da consentirvi sotto il passaggio dei buoi per arare).

IL CASAVECCHIA

L'origine di questo vitigno, che produce grossi grappoli di uva rossa, tanto che sembra uva da tavola, è un vero mistero; esso si trovava solo nelle vigne, coltivate con il sistema della ‘spalliera’ alta, dei comuni di Pontelatone (antica Trebula), Formicola, Liberi, Castel di Sasso, ed in alcune vigne dei comuni limitrofi (Piana di Monte Verna, Caiazzo e qualche altro).
Secondo racconti del luogo, il suo nome deriva dal fatto che una piantina sarebbe stata trovata – dopo le grosse epidemie dell’ottocento, che avevano distrutto la gran parte dei vigneti – presso i ruderi di una antica casa romana (da cui: casa vecchia).
Alcuni autori, ritengono che possa farsi risalire tale vitigno a quello che dava uva per il famoso vino ‘trebulanum’ (dalla città romana di Trebula) che tanto piaceva ai romani; infatti secondo Plinio il vecchio, il Trebulanum veniva prodotto e vinificato proprio nella zona geografica che ora è interessata dai quattro comuni di Pontelatone, Formicola, Liberi e Castel di Sasso.
I contadini del luogo amavano molto questo vitigno e molti di essi erano gelosi del vino che riuscivano a ricavarne quando lo vinificavano in assoluto; infatti ai ‘cittadini’ (che andavano a comprare il vino in campagna) vendevano il vino che derivava dalla premitura di altre uve,miscelate solo con un po’ di ‘casavecchia’.

Analisi sensoriale

 
Vino dal colore giallo paglierino carico, tendente al dorato. Al naso è intenso con note fruttate dolci, quasi caramellate, note speziate, sicuramente prevalenti rispetto alle prime, ed infine tostate, derivanti dalle barrique in cui prima fermenta e poi affina. In bocca mostra ancora una bella freschezza, senza la quale, a nostro avviso, il vino sarebbe risultato un pò "pesante". Anche al gusto prevalgono le note dolci che rendono certamente piacevole la beva. Vino intenso e particolarmente persistente. (clicca qui per visualizzare la scheda analitico-descrittiva).
 

Scheda a punti

 
Nella nostra degustazione il vino ha totalizzato 84 punti su 100 (clicca qui per il dettaglio della scheda di valutazione punteggio).
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